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Libertà, Pace e Naturalezza | Angelo Dilullo
Dunque, vivere con naturalezza, in libertà e in pace è un'ottima descrizione della liberazione. Si è liberati dall'angoscia, dalla lotta. Questa è la pace. Si è liberati dalla fissazione. Questa è la libertà. Si è liberati dal sé. Questa è la naturalezza. Dall'illusione. Il sé è l'illusione fondamentale per l'essere umano. Tutte le altre illusioni sono legate a questa.
È difficile nutrire illusioni dopo che la struttura del sé è crollata. Certamente si può continuare a provare un senso di fissazione per un po', schemi di resistenza e cose simili, ma sono solo il frutto della forza dell'abitudine. Già. Così la pace, di solito, la assaporiamo per la prima volta con il risveglio (awakening), sebbene con quella prima intuizione (insight) non ne abbiamo ancora piena consapevolezza. Non ne comprendiamo necessariamente le implicazioni.
Percepiamo che è priva di cause, ma non abbiamo ancora abbastanza esperienza per capire in che modo noi stessi stiamo oscurando questa pace. E così, per un po', ricominciamo a oscurarla. Come si fa a oscurare la pace? Come si fa a oscurare ciò che è totalmente naturale, incausato, sempre presente, sempre disponibile? Come si fa? Ammesso che lo si faccia — forse non lo si fa.
Come si fa a oscurare la pace? Ebbene, un modo molto efficace per farlo è convincersi che ci sia qualcosa da aggiustare. Che ci sia qualcosa di sbagliato in te, in quell'emozione, in quei pensieri, in quella persona, nella spiritualità, in qualsiasi cosa. Se ti convinci che c'è qualcosa che non va, è un ottimo modo per distrarti dalla verità sempre presente ed evidente della pace della presenza.
E devi continuare a farlo. Non puoi farlo solo una volta. Non ti basta un singolo istante di conflitto con l'universo, giusto? Perché la pace è sempre qui. Finirà per riaffermarsi. Quindi devi essere tenace. Devi continuare a litigare con l'universo. E quando il tuo facilitatore, il tuo insegnante o chi per lui ti dice: "Stai lottando contro l'universo. Smettila", tu credi che abbiano torto. Così inizi a litigare con loro, in modo da giustificare il fatto di poter continuare a lottare contro l'universo. Questa è la ricetta. Se vuoi continuare a non provare pace, continua a fare così. Continua a litigare con la vita. E quando la tua potentissima mente logica ti mostra che, per quanto tu abbia lottato contro la vita, non hai mai vinto, ma tu vuoi continuare a farlo ugualmente... be', questa è un'ottima strategia per non provare pace.
E il modo per riuscirci è insinuare l'idea del "dovrebbe" o "non dovrebbe" nel tuo processo di pensiero. A quel punto la tua mente è abbastanza intelligente da smascherare il trucco. Quindi ciò che cerchi di fare è seppellire questa consapevolezza. Vuoi dissociarti un po', così da non renderti nemmeno conto che te ne vai in giro carico di "dovrei" e "non dovrei". È così che filtri via la pace. È così che ti impedisci di sentirti sereno. Potrà sembrare sarcastico o quant'altro, ma è la verità. È ciò che facciamo. Già. Ora, naturalmente, non lo facciamo in modo intenzionale, dicendo: "Oh, voglio soffrire". È un'abitudine, ma si tratta anche di questo genere di scelte non-scelte (choiceless choices) che facciamo costantemente lungo il cammino.
E gli indizi sono evidenti, no? Voglio dire, gli indizi sono tantissimi. Con il risveglio ricevi un indizio immenso, un indizio che senti fin nel midollo. Non c'è niente di più chiaro di così, vero? Eppure le forze dell'abitudine restano intense. È questo ciò di cui ti rendi conto dopo il risveglio. Non del fatto che l'universo, in fondo, sia a posto. Quello lo sai già. Non del fatto che ci sia una sorta di naturalezza a disposizione, una pace accessibile. Con il risveglio questo lo sai. Ma impari anche che la forza dell'abitudine è in realtà molto potente. E, con il tempo e un po' di fortuna, impari che sei proprio tu ad alimentarla, senza nemmeno rendertene conto.
Anche incoraggiare le abitudini è un'abitudine. E a un certo punto, semplicemente, ti tiri indietro. Ti rilassi a vari livelli. Ti rilassi a livello emotivo, per così dire. Ti rilassi a livello intellettuale. Ti rilassi a livello volitivo. E a quel punto quel profondo senso di pace emergerà spontaneamente. All'inizio potrà essere intermittente, magari non sarà presente in ogni istante, ma comincerai a fidarti sempre di più. Inizierai ad avere fiducia nel fatto che sì, certo, la pace è qui, persino nel mezzo del tumulto generato dal pensiero, dallo sforzo, dallo sforzo mentale; un tumulto sostenuto dal disaccordo con la realtà riguardo a come essa dovrebbe essere o addirittura a come di fatto è. E tutto questo, semplicemente, si placa. Ecco, questa è la componente della pace.
La libertà dalla fissazione. Ovviamente tutti questi concetti sono correlati tra loro e si sovrappongono parecchio. Ma la libertà dalla fissazione, la versione mentale della libertà, la sua versione concettuale, e a dirla tutta molte delle idee contemporanee e socialmente accettate sulla libertà e via dicendo, non sono affatto il tipo di libertà di cui parlo io. E oserei dire che non sono la vera libertà. Assomigliano più... sapete, avete mai sentito dire che una giustificazione è un sottile strato di verità farcito con una menzogna spudorata? Ecco la versione della libertà secondo la mente. Quindi, devi riuscire a vederla. Devi scorgere la menzogna dentro la verità. E in questo caso si tratta dell'intero paradigma di libertà creato dal pensiero.
Il paradigma di libertà basato sul pensiero è profondamente intrecciato con la struttura del sé. Essendo separato, posso agire sul mondo e, agendo sul mondo, posso rendere il mondo migliore per me. Posso fargli fare ciò che ritengo debba fare o cose del genere. Ma se elimini la separazione, se togli di mezzo l'individuo distinto e separato, tutto questo smette di avere molto senso. Già. Ed è allora che torni a percepire gli schemi della fissazione. La fissazione somiglia più al desiderio di mantenere una posizione. È strettamente legata al senso dell'"io", al senso del sé, al senso del me, al senso di un sé separato. È come dire: voglio mantenere una posizione. E il motivo per cui è così intrecciata all'illusoria struttura del sé è perché senza una posizione, una cornice di riferimento concettuale o delle fondamenta, non puoi trovare un appiglio in nulla che ti sembri separato, personale, simile a un "me" o a un sé. Dopotutto, dove dovrebbe trovarsi? Dove, dove potrebbe mai essere? Puoi vedere chiaramente che non è qui, e allora utilizzi una sorta di impalcatura mentale e la estrapoli in ciò che chiamiamo realtà fisica, o mondo fisico, in modo da potervi costruire dentro un sé separato.
Di nuovo, non si tratta di un processo che avviene a livello conscio. Accade velocemente, accade a un livello di elaborazione profondo e si ripete costantemente finché non inizia a sgretolarsi. Ma la si avverte come fissazione. È come se si cercasse di mantenere una posizione. Ora, questo aspetto specifico di cui parlo è interessante perché ci sono cose in grado, almeno a livello esperienziale, di infrangere quell'incantesimo per un certo lasso di tempo. Cose come gli psichedelici... una forte esperienza psichedelica può spezzare quell'incantesimo per un po'. Può sembrare estremamente disorientante, no? Nessuna base, nessun posto in cui atterrare, nessun punto di ancoraggio; è come se ti venisse la nausea, letteralmente, fisicamente. È incredibilmente disorientante. A volte, trovarsi in ritiro in profonda meditazione per giorni e giorni può sortire lo stesso effetto. Lo vedo succedere. A volte può portare a un grave disorientamento o persino al panico. Di solito ha vita breve, ma può certamente capitare.
Quindi, il punto su cui voglio soffermarmi è che possiamo avere dei veri e propri "assaggi" esperienziali di tutto ciò, e suppongo che a lungo termine sia un bene. Ma nel momento in cui accadono, restano esperienze; non sono l'effettiva realizzazione (realization). Il punto che voglio sottolineare è che quando c'è questo forte contrasto, dovuto magari all'uso di una sostanza, o a un'esperienza molto intensa, o a un evento insolito come il meditare per giorni e giorni di fila, tutto questo può sembrare opprimente, disorientante, confuso. D'altra parte, la realizzazione della non-fissazione, quando il sistema è pronto, quando la realizzazione è maturata, non ha assolutamente nulla di disorientante. A parole si entra nel territorio del paradosso, ma la sensazione è quella di sentirsi finalmente a casa pur senza avere una casa specifica. Come se qualsiasi luogo fosse casa, ovunque fosse casa. È come stabilirsi così profondamente nel dinamismo della non-dualità (non-duality) da non potersi mai sentire fuori posto, per così dire. Col senno di poi ti accorgi che il disorientamento dipendeva proprio dal cercare continuamente di orientarsi. Il disorientamento era legato al tentativo di aggrapparsi a una fissazione. Quando la tendenza a fissarsi — poiché le cause e le condizioni della fissazione sono state spazzate via — scompare, la sensazione è tutt'altro che disorientante. È qualcosa di luminoso, pacifico, piacevole, sorprendente, misterioso.
E l'aspetto della naturalezza... probabilmente è il più difficile di cui parlare, ma la naturalezza a cui mi riferisco potremmo dire che è simile al decimo vincolo. È la dissipazione dell'ignoranza fondamentale secondo cui si debba fare qualcosa per rimediare a qualsivoglia cosa, o che ci sia mai stato alcun tipo di problema. Ed è anche immediatamente accessibile attraverso i sensi. Questa naturalezza... ogni senso, ogni, diciamo così, momento di contatto sensoriale o simili la conferma. Non so bene come esprimerlo perché si tratta di una dimensione non-duale, ma ogni singolo istante di esperienza sensoriale lo conferma. Afferma la naturalezza in un modo magnifico, semplice, naturale. Da quella — non voglio chiamarla prospettiva perché non è propriamente una prospettiva, sebbene lì potrebbe formarsene una — ma partendo da quella, diventa squisitamente chiaro quali fossero le illusioni precedenti, come venissero trattenute e quanto siano in realtà distorcenti. È proprio quando svaniscono che la cosa si fa più evidente. Ed è meraviglioso che sia così.
Quindi, per fare una piccola digressione, non è raro che io riceva un commento a uno dei miei video da parte di qualcuno che magari è del tutto nuovo a queste tematiche, o che semplicemente non ha mai visto i miei contenuti, o forse non conosce la non-dualità. E capisco perfettamente il loro punto di vista quando mi dicono: "Be', e se ti sbagliassi su tutta la linea? Se fosse solo un altro pensiero, o se ti stessi semplicemente illudendo?". E io davvero non ho... insomma, non mi interessa affatto convincerli di nulla, perché non è questo ciò che faccio. Dico semplicemente alle persone: se vi interessa, c'è un modo per indagare la natura della realtà, della verità e di voi stessi, ed ecco cosa potrebbe funzionare per voi. È più o meno tutto ciò che dico. Non ho secondi fini al riguardo. Pertanto non sento affatto il bisogno di convincere quella persona. Tuttavia, la sua domanda nasce da un intento sincero. Così cerco di rispondere in modo altrettanto sincero dicendo: sai, è una di quelle cose per cui non c'è modo che io possa dimostrartela finché non ne fai esperienza diretta. Devi viverla.
È questa però la bellezza del risveglio, non credete? Ci sarà sempre del dubbio finché non accade. C'è sempre dubbio fino a quel momento, ma poi comprendi a livello esperienziale, in modo istintivo, che ciò che c'era prima era semplicemente meno reale. Non c'è altro modo per saperlo. Puoi accoglierlo come un atto di fede, e per un po' dovrai farlo. Credere al Roshi, credere al Buddha, credere a chiunque tu abbia ascoltato o letto. O forse la cosa migliore è proprio entrare in contatto con qualcuno che ha attraversato questo percorso. Lo percepisci. Puoi sentirlo stando accanto a qualcuno che è risvegliato, svuotato dal sé. È talmente evidente che questo aiuta moltissimo. Ovviamente c'è una parte di noi che già lo sa, in fondo. Ma il dubbio è forte, giusto? E il dubbio è così intrecciato con il sé che quando qualcuno mi fa quella domanda, provo sincera empatia per lui. Ma penso anche: è un salto nel vuoto, amico mio. Voglio dire, o hai la propensione a spingerti oltre la barriera della tua paura e del tuo dubbio, oppure non ce l'hai. E non so se posso essere io a trasmetterti questa spinta, ma è una di quelle cose che potrai vedere con chiarezza soltanto a posteriori.
E lo riscontro costantemente in tutto questo processo. Quando ho vissuto questo risveglio, il mio primo risveglio non so quanti anni fa ormai, non riuscivo a parlarne. Nel momento in cui è accaduto, non riuscivo a tradurlo in parole. Sapevo di cosa si trattasse, era ovvio, l'esperienza in sé era chiara, cristallina, ma non avrei mai potuto descriverla nei dettagli come faccio ora. C'è voluto molto tempo per sciogliere tutti gli schemi comportamentali, le tendenze, e per assimilare ulteriori intuizioni. Mi ci è voluto molto tempo per poter parlare di tutto questo nel modo in cui lo faccio oggi. E persino così, so che non è mai del tutto esatto. Dunque, in questo processo avviene qualcosa per cui, col senno di poi, ti ritrovi a pensare: "Ah, ok, adesso capisco come si innescava quella fissazione. Ora vedo come, in un certo senso, stessi costringendo me stesso a tornare a dormire", no? Credo che Adyashanti una volta abbia detto una cosa bellissima, nel suo tipico stile: "Non preoccuparti troppo di come ottenere l'illuminazione, osserva semplicemente cosa stai facendo per impedirti di essere illuminato".
È un po' la descrizione ironica che ho fatto poco fa su come rimanere addormentati, o su come evitare la pace. Ma è la verità. È vero che gran parte del percorso si riduce a questo, perché l'illuminazione (enlightenment) semplicemente è. Non c'è nessuno che si illumina. Non c'è un individuo. La liberazione semplicemente è. Certo, potrei ripetervelo per tutto il giorno. E allora, cos'è? Qual è il lavoro da fare? Qual è la pratica? Consiste semplicemente nel vedere cosa ostruisce il passaggio. Capire in che modo stai ostacolando te stesso, notare in cosa ti stai fissando, renderti conto di dove stai insistendo affinché la tua visione personale risulti più reale della realtà che ti sta proprio davanti agli occhi. Non intendo nemmeno dire che entriamo in conflitto con la dottrina. Non è che litighiamo con ciò che il Buddha ha detto nel Bahiya Sutta. Noi litighiamo letteralmente con ciò che si trova di fronte a noi. Che è proprio qui. È qui che ci ostiniamo a credere che i nostri pensieri e la nostra mente siano in qualche modo superiori alla realtà. Non so esprimerlo in un modo migliore di questo, ma è proprio così.
E così la questione diventa: ok, osserviamo bene ciò che ci ostruisce. Guardiamo cosa ci sta ostacolando. E una volta giunto oltre tutto questo, guardi e tutto ciò che vedi è naturalezza. Tutto ciò che vedi è libertà. Tutto ciò che vedi è pace. In verità, tutto ciò che vedi è il nulla. Tutto ciò che vedi è tutto. Lo senti, lo percepisci, giusto? È così. È di una semplicità disarmante. E a quel punto, partendo da quella semplicità, chiarezza e pace, diventa ovvio cosa potrebbe mettersi in mezzo o cosa si è messo in mezzo in passato. Prima di tutto un senso di separazione. O meglio, prima di tutto il senso di un sé scisso da ogni altra cosa, e poi un senso di separazione che ci consenta di suddividere il mondo in un numero infinito di spazi, luoghi e oggetti, così che quel sé possa avere un posto in cui stare.
Certamente sarà spiacevole. Come potrebbe non esserlo? Come puoi non sentirti isolato se nutri la convinzione profondamente radicata di essere un "tu" separato da tutti gli altri? Persino nella connessione emotiva più intima, proverai comunque un senso di separazione e di isolamento. È naturale che sia così, no? Ma è un'illusione, e ora riesci a vederlo chiaramente. È questa la meraviglia di tutto ciò. Questa è la naturalezza. Questo è il decimo vincolo. Questo è dissipare l'illusione. O meglio, scusatemi, dissipare l'ignoranza, che è poi la radice stessa di ogni illusione.
E a quel punto le cose diventano molto, molto semplici. Davvero semplici. Non ci sono più grandi progetti da realizzare. Non hai più bisogno di correggere nulla di te stesso, del mondo, degli altri o del tuo partner. Le cose semplicemente sono così come sono, e va benissimo così. Le cose invecchiano, decadono e muoiono. Le cose si sgretoleranno e andranno in pezzi. Ci sarà confusione. Ci sarà dolore. Ci sarà gratitudine. E nulla di tutto questo sarà un problema. Potrai attraversarlo fluidamente, senza incontrare alcun ostacolo. Perché non c'è più un tu separato da tutto questo, in nessun modo...
Original Source (Video):
Title: Freedom, Peace, and Naturalness.
https://youtu.be/FCZCgHkHBB4?si=mNnhidS-v4fUUs9o
Dichiarazione di Non Responsabilità
Questa traduzione si basa su sermoni di Dhamma originariamente pronunciati in singalese. Sono stati tradotti in italiano con l'aiuto dell'IA (ChatGPT e Gemini AI), con l'intenzione di rendere questi insegnamenti più accessibili a un pubblico più ampio.Si prega di notare che, sebbene sia stata posta attenzione nel preservare il significato e lo spirito del sermone originale, potrebbero esserci errori o imprecisioni nella traduzione. Queste traduzioni sono offerte in buona fede, ma potrebbero non cogliere appieno la profondità o le sfumature degli insegnamenti originali.
Non intendiamo promuovere o avallare alcuna specifica opinione personale che possa essere stata espressa dall'oratore originale. Il contenuto è condiviso unicamente allo scopo di incoraggiare la riflessione e una più profonda comprensione del Dhamma.
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