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Come essere gentili con se stessi | Angelo Dilullo
Ciò che mi sento di dire in questo momento è: sii gentile con te stesso. Cadiamo in questa abitudine, in questi schemi ripetitivi in cui ci giudichiamo, cercando di farci stare bene, di trovare il nostro posto nel mondo, di capire dove stiamo andando o chi siamo, oppure cercando di allinearci con qualche intuizione (insight) che abbiamo avuto. Ma tutto questo, in mancanza di un’espressione migliore, finisce solo per sembrare un continuo tirare e spingere dentro di sé, o un modo per procurarsi inquietudine.
Ciò a cui mi riferisco qui è qualcosa di molto semplice, ma in realtà è piuttosto difficile da tradurre in parole proprio a causa della sua profonda semplicità. Esiste un modo di porsi che è pura e totale accettazione. E questa accettazione totale non è separata dal dinamismo della vita. Non è avulsa dall'essere attivi, dall'avanzare nella vita, dal raggiungere i propri traguardi, e così via.
Semplicemente, non facciamo di noi stessi un oggetto contro cui lottare. Non trasformiamo noi stessi in un bersaglio da combattere. E, in senso più ampio, non lottiamo contro il mondo, ignorando che il mondo contro cui ci stiamo accanendo è, di fatto, una nostra proiezione. Perciò, alla base di tutto questo, ciò che ho compreso è che la lotta in sé non è affatto necessaria.
Non porta a nulla. Lottare contro te stesso, lottare contro ciò che è, non serve a niente se non a generare in te un profondo senso di irrequietezza. Esiste dunque un modo di fare esperienza di ogni cosa esattamente com'è nell'istante presente, senza opporre resistenza o forzare la mano, senza dare per scontato che si tratti di un problema da risolvere.
Non diamo per assodato che ci sia qualcosa di sbagliato da correggere. L'ironia della cosa è che persino la sensazione o la percezione che qualcosa non vada è compresa in questa accettazione, poiché si tratta pur sempre di un pensiero. Perciò, se emerge un pensiero che dice: "C'è qualcosa che non va", "C'è qualcosa di sbagliato in me", oppure "Devo sistemare questa o quell'altra cosa", o ancora "Devo raggiungere quello stato in cui sarò finalmente in pace"... ognuno di questi pensieri può manifestarsi, ma non abbiamo alcun bisogno di lottare contro di essi, non è vero? Basta riconoscere che si tratta solo di pensiero, giusto? È solo una percezione. È un istante di percezione. E come tale, cambierà.
Muterà. Tutto cambia incessantemente. Tutto si trasforma di continuo. Esiste un dinamismo che è pressoché costante, se non del tutto costante. E quel dinamismo non rappresenta mai un problema. Non è qualcosa di problematico. Tuttavia, ciò che impariamo a fare è tentare di... forse tentiamo di mitigare questo dinamismo. Cerchiamo di arginarlo.
Cerchiamo di prenderne le distanze, di evitarlo o di controllarlo in qualche modo. E tutti questi moti interiori sono intrinsecamente forieri di disagio. È proprio questa la lotta di cui parlo. Esiste un modo per accettare in maniera totale e incondizionata il dinamismo dell'esperienza, che, in ultima analisi, è il dinamismo della coscienza stessa. Consiste nel riconoscere che non c'è nessuno che sia separato, o distinto, dal flusso dinamico dell'esperienza.
E nel vedere questo, diventa immediatamente chiaro che non c'è assolutamente nulla che debba essere fatto, o risolto, o aggiustato, o chiarito, o riparato. Assomiglia molto di più a uno stato di esplorazione e di curiosità. Perciò, qualsiasi cosa appaia, qualsiasi cosa emerga, qualsiasi cosa si materializzi, qualsiasi direzione prenda il flusso energetico (energetics) nella coscienza, noi siamo semplicemente lì, presenti.
È come dire: "Oh, ecco ancora un po' di tutto questo. È un semplice prolungarsi di questo stato di riposo". Anche se vi è del movimento, ci troviamo in quel singolare spazio paradossale in cui il movimento, il dinamismo e la quiete diventano un'unica cosa. Questo riposo è la quiete della volontà irrequieta, la quiete dello spirito irrequieto, un lasciare che tutto ciò trovi pace.
E poi c'è questo apparente dinamismo – e lo definisco "apparente" perché, curiosamente, quando non cerchiamo di assumere una posizione in riferimento ad esso, il dinamismo stesso non sembra più essere in movimento. Assomiglia forse di più a un mutare di trame o a un mutare di forme, ma non si può certo dire che stia creando, o distruggendo, o divenendo, o disfacendo, né vivendo o morendo.
È puro flusso. E noi possiamo abitare pienamente questo flusso senza alcun problema, senza dover creare alcuna distanza, senza dover aggiungere un briciolo di lotta o di resistenza. Anche quando notiamo in noi della resistenza, o avvertiamo una lotta, o cogliamo della reattività, possiamo accogliere tutto questo ed esservi totalmente presenti. È più o meno così che funziona il modello dei vincoli spirituali (fetter model).
È come osservare da vicino il vincolo, cogliendo l'assunto implicito che sembrava esservi radicato all'interno. Possiamo osservare il meccanismo privo di tale presupposto e allora, all'improvviso, è come se non ci fosse più alcuna catena, non vi è più alcun legame, non è vero? Puoi vedere i meccanismi della mente, ma l'aspetto vincolante svanisce, e alla fine i meccanismi stessi tendono a placarsi.
Al di sotto di tutto, però, permane un movimento naturale che potrei semplicemente chiamare "realtà senza filtri", o potrei chiamarlo l'incondizionato. E l'incondizionato è un qualcosa di totalmente libero, permeato di mistero, del tutto innocente, semplice, sempre presente, e non costituisce mai un problema. E tu sei in grado di muoverti all'infinito insieme ad esso, e come esso stesso, a prescindere da qualunque altra cosa sembri accadere.
Che, da un punto di vista convenzionale, stiano accadendo molte o poche cose, non ha in realtà alcuna importanza, poiché non abbandoni mai questa profonda equanimità nei confronti del fluttuare della realtà.
Original Source (Video):
Title: How to Be Kind to Yourself
https://youtu.be/p9VYKMftPA0?si=NFnzeGdAy3YvWnzh
Dichiarazione di Non Responsabilità
Questa traduzione si basa su sermoni di Dhamma originariamente pronunciati in singalese. Sono stati tradotti in italiano con l'aiuto dell'IA (ChatGPT e Gemini AI), con l'intenzione di rendere questi insegnamenti più accessibili a un pubblico più ampio.Si prega di notare che, sebbene sia stata posta attenzione nel preservare il significato e lo spirito del sermone originale, potrebbero esserci errori o imprecisioni nella traduzione. Queste traduzioni sono offerte in buona fede, ma potrebbero non cogliere appieno la profondità o le sfumature degli insegnamenti originali.
Non intendiamo promuovere o avallare alcuna specifica opinione personale che possa essere stata espressa dall'oratore originale. Il contenuto è condiviso unicamente allo scopo di incoraggiare la riflessione e una più profonda comprensione del Dhamma.
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