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Parlare del Risveglio Può Risultare Fastidioso | Angelo Dilullo
Dico molte cose su questo canale che infastidiscono le persone. [risate] A dire il vero, credo di ricevere molti riscontri positivi sui miei video, ma di tanto in tanto leggo commenti da cui si intuisce che le persone si sono sentite toccate sul vivo, o che sono semplicemente irritate perché il modo in cui esprimo un concetto non fa presa su di loro, o magari contraddice la loro esperienza, o ancora [sbuffa] pensano che io mi stia contraddicendo.
Anche questa è un'evenienza comune. Fa semplicemente parte del gioco quando ci si esprime come faccio io, e quando si affrontano i temi che tratto, perché in un certo senso si tratta di argomenti oscuri. Ricchi di sfumature. O meglio, non è che siano oscuri; è che ci sono così intimi e vicini che parlarne, a volte, rasenta quasi il ridicolo, non trovate? È piuttosto assurdo.
Eppure, a quanto pare, c'è un valore nel fare tutto questo, poiché le persone sembrano sperimentare dei cambiamenti interiori e riescono a fare chiarezza nelle loro intuizioni. Quindi continuerò a farlo, finché avrò la prova che sia di reale aiuto. Ad ogni modo, tra tutte le cose che dico, quella che probabilmente risulta in assoluto più fastidiosa, stando ai riscontri che ricevo, è quando affermo che è già qui. Quando dico che ciò che state cercando è già qui, che la realizzazione è già qui. L'illuminazione (enlightenment) è qui.
È questo preciso istante. È questa stessa esperienza che state vivendo proprio in questo momento a essere l'illuminazione. E so che a volte è frustrante sentirselo dire, perché capita anche che io dica che il risveglio (awakening) è qualcosa che può essere realizzato, raggiunto. Ne parlo in termini di qualcosa che accadrà in seguito, anche se in realtà non accade in seguito; accade ora, ovviamente, perché tutto accade ora, giusto? In questo senso, il linguaggio è intrinsecamente imperfetto quando si parla di tempo, di eventi, di risveglio, di non-dualità — di cose che sono così intime da non poterne quasi parlare, così ricche di sfumature e via dicendo. Il linguaggio è insidioso. È semplicemente così. E questa è parte della risposta.
Ma ciò che volevo davvero sottolineare in questo video è un aspetto molto specifico, ovvero che per me è fondamentale parlare della realizzazione in entrambi questi modi. Intendo dire, parlarne sottolineando il fatto che è semplicemente questo. È davvero già questo. Voi siete già la natura del Buddha. È importante dirlo, perché è la verità. Questa è la realizzazione. La realizzazione rivela proprio questo. Quando parlo di realizzazione, di risveglio, di chiarezza, ciò che si rivela è esattamente quello che ho appena detto. È assolutamente vero. Nessuno possiede un sé. [risate] Non c'è alcun sé incarnato in un corpo apparente, da nessuna parte. Le cose non stanno affatto così, no? Sembra persino che vi sia in atto un processo di identificazione in un sé, ma semplicemente non c'è.
Eppure, farne un'affermazione assoluta e non esprimersi mai in altri termini significherebbe negare il piano relativo, il che equivale a negare l'esperienza soggettiva delle persone, e non ho alcun bisogno di farlo. Posso benissimo parlare partendo dalla loro esperienza soggettiva. E quindi l'altra faccia della medaglia consiste proprio nel parlare dal punto di vista della loro esperienza soggettiva e affermare che il risveglio è qualcosa che può accadere. Il risveglio è a vostra disposizione.
È a disposizione di tutti. Anche questo è vero. È un'altra verità. Ripeto, la vera grande sfida in questo contesto è il modo in cui la nostra mente concepisce il tempo e la separazione. L'idea che esistano eventi separati, che esista il tempo, che io mi stia muovendo attraverso il tempo su una sorta di linea temporale, per come la sto immaginando. Nulla di tutto ciò sta realmente accadendo.
Quando [sbuffa] lo comprendi davvero — e onestamente, prima del risveglio, è molto difficile permettere a questo concetto di sedimentare nel profondo — ma quando lo comprendi, capisci che ciò di cui parlo non è contraddittorio. Dire che l'illuminazione è la realizzazione, che è semplicemente la natura del Buddha, che è già questo... non c'è nulla in te, o che ti riguardi, che sia separato dalla tua vera natura. Questo è vero, giusto? Ed è altrettanto vero che puoi fare chiarezza su questo punto, che puoi risvegliarti dall'illusione di esserne separato. Ora, ho spiegato perché per me sia imperativo parlarne sottolineando che è già qui ed è già questo: perché lo è. Non direi la verità se non lo facessi. O perlomeno, è una parte essenziale del messaggio.
D'altro canto, non direi la verità nemmeno se non dicessi che il risveglio è qualcosa che può accadere. È assolutamente qualcosa che può verificarsi. E di fatto accade, e cambia le vite. Cambia le vite delle persone in modo significativo, in modo radicale. Cambia la loro esperienza del sé, del mondo e della separazione. Cambia la loro esperienza della coscienza. Cambia la loro esperienza della sofferenza. Cambia ogni cosa, ed è il principio, il vero inizio dell'autentico cammino verso la liberazione, verso l'affrancamento dalla sofferenza.
Anche omettere di dire questo significherebbe non dire la verità. Dunque, entrambe queste affermazioni sono vere. Suonano contraddittorie? Sì. Il problema principale sono forse il tempo e la separazione, che sono solo illusioni del pensiero? Assolutamente sì. Quindi la mente dice: "No, deve essere per forza l'uno o l'altro". Nella realtà, non esiste alcun "o l'uno o l'altro". [risate] È tutto simultaneamente vero.
Perciò, non dovete credermi sulla parola, e a dire il vero non potete farlo. Dovete realizzarlo da voi per cogliere ciò che sto dicendo. Tuttavia, le persone che conosco dotate di una visione profonda, lo capiscono. Comprendono perfettamente ciò che dico. Non sono in disaccordo. Non è che, parlando con altre persone profondamente realizzate, ci troviamo in disaccordo sulla verità o sulla realtà. Niente affatto.
È un fatto limpido. È tutto molto armonico, senza fratture. Se vi dico questo è perché ciò che affermo non è rivoluzionario. Non è un'invenzione mia. È l'esatta, identica conclusione a cui arriverete voi stessi. È la medesima cosa che osserverete nell'esperienza diretta una volta che la realizzazione sarà divenuta chiara. Non è diverso da ciò di cui parlava il Buddha.
Non è diverso da ciò di cui parlava Nagarjuna. Non è diverso da ciò di cui hanno parlato altri saggi. Lo indicano usando un linguaggio diverso e in contesti diversi, forse perché provengono da ambiti culturali differenti e così via, ma stanno dicendo la medesima cosa. Quindi quello che dico non è rivoluzionario; in un certo senso, perlomeno in questo suo aspetto, è la dottrina delle Due Verità. [sbuffa]
Eppure, non è neanche questo ciò che volevo veramente dirvi in questo video. Ciò che ci tengo a dire, poiché cerco sempre di rendere tutto pratico e utile, è che il tipo di fissazione di chi proprio non vuole sentirmi dire che è già qui e che è già così, è in realtà molto diverso dal tipo di fissazione di chi vuole che io dica che è già qui ed è già così, ma non tollera che io affermi che si può vivere un risveglio. Ed entrambe queste strutture psicologiche convivono nelle persone. Le ho viste entrambe, e ho visto entrambe innescare delle forti reazioni, ma sono profondamente diverse. Non sono diverse per il fatto che vi sia una fissazione in atto, ma differiscono enormemente per l'oggetto stesso della fissazione.
Dunque, chi si infastidisce quando dico che è già qui ed è già questo... molto spesso affermerà che a dargli fastidio è stato il mio contraddirmi. Ma io osservo la situazione e penso: forse è stato un po' fastidioso, ma non è questo a farti scattare quando ti arrabbi così tanto e dici: "Queste sono tutte [stronzate], me ne vado. Non guarderò mai più un tuo video". È una reazione esagerata solo per aver detto qualcosa di contraddittorio. Perché in linea di massima, se ti piacciono le altre cose che dico, lasceresti correre e diresti: "D'accordo, non ho capito questa parte, ma concentriamoci su ciò che mi è utile". Ma non è questo ciò che accade, giusto? La reazione nervosa esplode davvero.
Emerge della rabbia, della frustrazione, una frustrazione profonda, a cui segue un certo comportamento. Se c'è una reazione di questa portata, il problema non sono io. Non riguarda me. Semplice. Riguarda qualcosa dentro di te. Qualcosa che è stato toccato sul vivo, o qualcosa che, almeno in quel preciso momento, rifiuta di essere guardato con chiarezza.
E naturalmente, quella persona può convivere con quella sensazione per un po', per poi tornare e dire: "Ok, ho capito cosa mi ha fatto scattare", o qualcosa del genere. Quindi tutto questo è un processo. Niente di tutto ciò è la fine del mondo, sia chiaro. Ma ciò che desidero evidenziare è cosa fa infuriare le persone quando dico che è semplicemente questo. Che è qui. L'illuminazione è... il fatto che non arriverete da nessun'altra parte né otterrete nient'altro. Credo che ciò che fa scattare la rabbia sia il fatto che io vi sto portando via molto. Vi sto portando via — qualora credeste a ciò che dico — la bugia che state raccontando a voi stessi, ovvero: "Oh, più in là... allora sì che sarò felice". Tutto qui.
Non riguarda nemmeno la spiritualità. È la stessa cosa di quando comprate i biglietti della lotteria o del SuperEnalotto e fantasticate: "Cosa vincerò? Come spenderò quei soldi? Oh mio Dio, tutti i miei problemi saranno risolti". E io arrivo e vi dico: "No, non è vero. Niente di tutto questo è vero. Non vincerai mai, perché, statisticamente parlando, non si vince mai". Certo, non è impossibile. Ma probabilmente anche il mio dirvelo vi farebbe incavolare e vi frustrerebbe, no? È come se vi stessi portando via qualcosa. Ma è la stessa identica cosa. Il modo in cui concepiamo il risveglio è simile a una lotteria spirituale.
Ma non è così. È qualcosa di reale, ma non è quello, capite? E credo che ciò che innesca la rabbia nelle persone sia proprio questo mio atteggiamento. Vi sto in un certo senso sottraendo ciò che sperate sia il risveglio, perché vi sto dicendo che non lo è. Innanzitutto, non è "qualcos'altro". Non è "da un'altra parte". Ma in secondo luogo, quando dico questo, sto annullando le vostre idee su ciò che pensate che esso sia. Vi sto dicendo che è proprio qui. Questa è la sensazione che provo interagendo con le varie persone che hanno questo tipo di reazione avversa al mio dire è semplicemente questo, è già qui. È come se pensassero: "No, ma io voglio cercarlo. Voglio davvero cercarlo. Non portarmi via la mia ricerca". Ecco.
C'era una dedica in uno dei libri di Philip Kapleau. O era in I tre pilastri dello Zen o nell'altro che ha scritto. All'inizio di uno di questi libri c'era scritto: "Questo libro è dedicato non a coloro che desiderano cercare, ma a coloro che desiderano trovare". E a dir la verità non sapevo bene cosa intendesse con "coloro che desiderano cercare". Sapevo solo che la seconda parte mi rappresentava appieno. Mi dicevo: "Oh sì, sono io. Io voglio trovare. Non me ne frega un bel niente di come lo trovo". Ma ora capisco davvero cosa intendesse. Ci sono persone che desiderano trovare, sì, ma che ancor di più desiderano cercare. La ricerca è divertente, no? Ti regala quella fantasia del tipo: "Oh, potrei ottenere questo, e potrei ottenere quello, e riceverò l'amore e le conferme che merito, e tutti penseranno che io sia illuminato e magnifico", e qualsiasi altra cosa pensiate che accadrà. Questa è la ricerca.
Personalmente, io non provenivo da quel background. Avevo un sacco di difetti, ed ero alla ricerca in altri ambiti della vita, ma stranamente, dal punto di vista spirituale, non lo ero. Volevo solo arrivare al risultato finale in quell'istante, il più velocemente possibile. Perciò la mia non era una ricerca, perché non stavo immaginando cosa mi avrebbe dato in cambio. Sapevo solo che non volevo più provare sofferenza. E a livello istintivo, sentivo che c'era qualcosa di vero in tutto questo. Non sapevo con certezza che avrebbe posto fine alla mia sofferenza, ma ne avevo un'intuizione, un istinto. E questo è vero. Pertanto, voglio essere chiaro: se state cercando la fine della sofferenza, questa è una possibilità reale. Solo che, quasi certamente, non avverrà nel modo in cui pensate voi. E i surrogati di ciò che pensate di ottenerne... o meglio, scusate, usare l'idea del risveglio come surrogato per rappresentare ciò che pensate di ottenere, è proprio lì che risiede spesso la delusione.
Ma la delusione non riguarda il risveglio. Riguarda il periodo prima del risveglio. È il momento in cui devi lasciare andare quelle cose per iniziare a svegliarti veramente. Ed è questo, credo, a far scattare le persone. Quando indico direttamente la via in questo modo, la reazione è del tipo: "Oh Dio, devo rinunciare proprio in questo istante a tutta questa roba che sto cercando, a tutte le cose che penso mi darà". È una sensazione spiacevole, ma in realtà è il movimento preliminare al risveglio, giusto? Accorgersi che la mente non può risolvere il problema [sbuffa]. Non ne è mai stata in grado. È per questo che, in ultima analisi, desiderate davvero svegliarvi. È questo che spinge realmente le persone verso il risveglio: il fatto che il modo in cui le nostre menti assemblano la realtà è fondamentalmente insoddisfacente, falso, impreciso e genera sofferenza. E parte del prendere coscienza di questo riguarda proprio la fantasia. Le fantasticherie della mente, l'usare il processo del pensiero e l'immaginazione come un ciuccio per calmarsi. Tutto questo deve sparire, e sparirà.
Quindi credo che questo sia un lato della medaglia. Dall'altro lato, occasionalmente mi imbatto in qualcuno che si infastidisce in modo diverso e mi dice: "Oh sì, ho capito che è già qui. Capisco che lo è già. Comprendo tutto questo. Sono pienamente in sintonia. Eppure, Angelo, non mi piace quando suggerisci che ci sia un risveglio che deve accadere". [risate] Ebbene, se non riuscite ad accettare quest'altro aspetto, allora ci troviamo di fronte a una fissazione di natura un po' diversa.
Suppongo che in realtà sia una dinamica piuttosto simile, nel senso che, invece di essere attaccati alla ricerca, si è attaccati al possesso. Si è attaccati alla convinzione di averlo già ottenuto, o magari si vuole usare questa idea come valuta spirituale, o per poter insegnare, o altro. Sono stato contattato da persone per i motivi più disparati. Vogliono metterlo sul curriculum, quasi fosse una questione di affari. Lavorano nella leadership aziendale e vogliono che io avalli la loro "realizzazione del non-sé" o cose simili, quando in realtà ne hanno avuto solo una comprensione intellettuale. Non hanno vissuto un reale mutamento della coscienza. Cose del genere succedono. Non spessissimo, ma succedono.
E alcune di queste persone si offendono a morte quando rispondo: "Beh, senza un profondo spostamento della tua identità, questo percorso per te non è nemmeno iniziato". È solo una concettualizzazione. Ed è la verità, è così. Le persone, quindi, possono fissarsi su entrambi gli estremi. E se uno di questi due poli vi risulta ostico e vi ci sentite impigliati, allora rendetevi conto che nessuna delle due visioni, per come la state concependo mentalmente, corrisponderà al vero. Quando dico che è semplicemente qui, persino il modo in cui la vostra mente assimilerà questo concetto sarà inaccurato, perché non c'è alcun "qui" e non c'è alcun "voi" da illuminare. La vostra mente non può comprenderlo in modo esatto. Eppure è vero. È una verità assolutamente lampante.
D'altra parte, la vostra mente non riesce a capire nemmeno cosa sia la ricerca. Non fino in fondo. O meglio, lasciate che ve lo dica diversamente: la vostra mente non può immaginare come sarà il risveglio attraverso la ricerca. È semplicemente incapace di farlo. Quindi sì, entrambe queste fissazioni si manifestano in tipologie di personalità leggermente diverse. Pertanto, sappiate che se uno qualsiasi di questi miei due modi di esprimermi scatena in voi una reazione, non è un male. È un'informazione preziosa, non trovate?
E se la reazione è emotiva, non è un male. Spesso spingo le persone a entrare in quell'emozione quando sbottono: "Vaffanculo, ti stai contraddicendo. È tutta una [stronzata], me ne vado". E io rispondo: "Non ignorare questa emozione". Forse pensate che non stia funzionando perché non lo capite. Ma forse sta funzionando, e non lo capite, e la vostra mente è sempre più frustrata, facendovi sprofondare in un'emozione. Questo non è negativo. Quando si tratta di queste tematiche, la disillusione non è un male se si mira a un risveglio autentico. Se non siete ancora disillusi dal vostro approccio al risveglio, lo sarete presto, e va bene così. È così che funziona questo percorso. Davvero.
Quindi, di nuovo, questo ci riporta a una cosa che ripeto spesso: tutto ciò è non-concettuale. Non ha nulla a che fare con il modo in cui lo capite. E in alcuni di noi c'è una quantità impressionante di fissazione per la comprensione, la comprensione intellettuale, o semplicemente per il voler avere le cose esattamente come si crede di volerle. Averle per come si pensa che siano, come se il solo pensare che le cose stiano in un certo modo, le rendesse tali. È una sorta di auto-manipolazione. Quando pensate in questo modo non state manipolando nessun altro se non voi stessi. Ma la sofferenza è proprio questo, non è vero? È questo a rendere così insoddisfacente il vivere confinati nel pensiero.
E quindi sì, il risveglio farà saltare in aria tutto questo. Serve proprio a questo. Ne uscirete disillusi, e questa è un'ottima cosa. Sarei curioso di conoscere le vostre reazioni. Lasciate un commento se vi va di rispondere. Siete mai stati preda di una di queste fissazioni? Sentire uno qualsiasi di questi due punti di vista ha mai scatenato in voi una reazione del genere? Perché ho scoperto che, in buona coscienza, non posso tralasciare nessuno di questi due aspetti. Non ne parlo sempre simultaneamente, ma offro indicazioni in modi diversi perché è un passaggio fondamentale. Altrimenti, la mente si fisserà su un singolo dettaglio e lo trasformerà in qualcosa che non ho mai detto.
Original Source (Video):
Title: Awakening Talk Can Be Annoying
https://youtu.be/Res9pyecwhU?si=EzIozYBU4Qmp02Tj
Dichiarazione di Non Responsabilità
Questa traduzione si basa su sermoni di Dhamma originariamente pronunciati in singalese. Sono stati tradotti in italiano con l'aiuto dell'IA (ChatGPT e Gemini AI), con l'intenzione di rendere questi insegnamenti più accessibili a un pubblico più ampio.Si prega di notare che, sebbene sia stata posta attenzione nel preservare il significato e lo spirito del sermone originale, potrebbero esserci errori o imprecisioni nella traduzione. Queste traduzioni sono offerte in buona fede, ma potrebbero non cogliere appieno la profondità o le sfumature degli insegnamenti originali.
Non intendiamo promuovere o avallare alcuna specifica opinione personale che possa essere stata espressa dall'oratore originale. Il contenuto è condiviso unicamente allo scopo di incoraggiare la riflessione e una più profonda comprensione del Dhamma.
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